Federalberghi: 60 proposte per il turismo in un nuovo documento

3 ottobre 2012 ·

 “Il turismo lavora per l’Italia” è scaricabile dal sito web della Federazione

Federalberghi ha presentato in occasione della Giornata Mondiale del Turismo un documento intitolato “Il Turismo lavora per l’Italia”, composto da 20 linee di intervento e oltre 60 proposte per il rilancio del settore turistico, che secondo la Federazione produce 114 miliardi di Euro di giro d’affari annuo (di cui 30 miliardi di Euro spesi dagli stranieri), assomma 375 milioni di pernottamenti e dà lavoro ad oltre 1,5 milioni di persone. Tra le proposte raccolte nel documento (scaricabile dal sito web della Federazione) si segnalano l’abolizione della tassa di soggiorno, la possibilità di pubblicare i prezzi al netto dell’Iva, l’istituzione di zone franche nelle aree bisognose di rilancio turistico, vantaggi fiscali per i redditi prodotti mediante e-commerce. Ancora a livello di fiscalità, la Federazione chiede tra l’altro crediti d’imposta e premi di volumetria per la riqualificazione delle strutture, la semplificazione del cambio di destinazione d’uso e degli altri oneri burocratici e amministrativi che favoriscono monopoli e abusivismi. Sono suggerite anche la trasformazione di ENIT in SpA a capitale pubblico con competenze promozionali anche sul mercato domestico; l’abolizione del visto turistico per l’ingresso dai Paesi BRIC; la possibilità di esporre nelle hall degli alberghi e nei luoghi di grande transito opere d’arte al momento non esposte nei musei; ancora, a livello di formazione, la promozione della contrattazione collettiva, la creazione di una scuola nazionale di management.. Afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: Dopo aver illustrato al Ministro del Turismo, Piero Gnudi, il documento affinché ne possa tener conto per l’impostazione del Piano Nazionale strategico siamo dunque pronti a confrontarci con chiunque nella assoluta convinzione che l’attimo sia di quelli storici e l’occasione per far ripartire il sistema economico nazionale non possa non avere il turismo tra gli asset fondamentali per stabilire criteri concreti di crescita armonica”.

Federalberghi, Bocca: la tassa di soggiorno è da abolire o da ripensare

1 agosto 2012 ·

La Federazione propone anche linee guida per la corretta applicazione dell’imposta

Nuove critiche dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, sulle modalità di applicazione della tassa di soggiorno per le località turistiche. Commentando in una nota l’indagine svolta sul tema in collaborazione con Mercury Srl, Bocca dichiara:  “L’imposta di soggiorno è una tassa sui consumatori le cui modalità di applicazione e di esenzione sono un tale condensato di fantasia difficile da spiegare non solo ai turisti italiani ma ancor di più agli stranieri. Finora è stata adottata da quasi il 10% dei Comuni che la legge autorizza, con tariffe che oscillano dagli 0,20 ai 5 Euro al giorno a persona, ma un altro 5% si appresta a vararla, per un gettito complessivo stimato per il 2012 in 150 milioni di Euro in larga parte destinati a ripianare i deficit dei singoli Comuni e non a migliorare la turisticità delle singole località”.  Per la corretta applicazione dell’imposta Bocca e Federalberghi propongono una serie di iniziative tra le quali l’applicazione della tassa a “tutte le strutture ricettive comunque denominate” oltre che agli alberghi,  un’imposta proporzionale al prezzo basata su parametri come categoria, ubicazione e stagionalità;  introiti vincolati alla realizzazione di interventi in materia di turismo e di sostegno alle strutture ricettive ed esenzioni per diverse categorie (tra cui residenti nel comune, gestore della struttura ricettiva e loro collaboratori); non responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva nel mancato pagamento dell’imposta a seguito di pagamento mancante o ritardato da parte di clienti, tour operator e agenzie di viaggio; rimborsi per i costi burocratici, dalla riscossione alla rendicontazione, che gravano sul gestore;  programmazione con largo anticipo (almeno annuale) dei prezzi del soggiorno; coinvolgimento di operatori e rappresentanti delle strutture ricettive nella regolamentazione generale dell’imposta.

Per scaricare l’indagine: www.federalberghi.it/rapportiIndagini.asp/ www.federalberghi.it/fotocom.asp

(Fonte: Federalberghi)

Bankitalia: anche a Novembre 2011 turismo in ripresa

14 febbraio 2012 ·

L’ultimo rapporto sull’andamento del comparto conferma il traino delle presenze straniere

La Banca d’Italia ha presentato il suo rapporto mensile sulla bilancia dei pagamenti relativa al mese di novembre 2011. Dall’analisi emergono dati che seguono la tendenza generale dell’anno 2011: una crescita del comparto sostenuta soprattutto dalla presenza straniera. La spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è infatti cresciuta in questo mese del 2,8% (1.709 milioni di euro) rispetto al 2010, mentre quelle dei viaggiatori italiani all’estero (1.374 milioni di euro) sono calate dello 0,7%. Nel periodo gennaio-novembre 2011, tuttavia, anche la presenza italiana all’estero è cresciuta come spesa dell’ 1,6%, mentre le spese straniere nel nostro paese hanno fatto registrare un brillante +6,1%.  Altre tendenze registrate dall’indagine sono una crescita consistente delle spese per il soggiorno in albergo (+9% per i turisti stranieri e +5,8% per gli italiani all’estero) e un corrispondente calo delle spese da parte dei non pernottanti (-3,8% stranieri e -8,8% italiani).

(Fonte: Il giornale del Turismo)

In arrivo anche a Milano la tassa di soggiorno?

27 luglio 2011 ·

Il 2012 potrebbe portare anche a Milano la tassa di soggiorno e la sua coda di polemiche. Al vaglio del Comune sarebbe infatti l’ipotesi di applicare l’imposta a partire dal prossimo Gennaio sugli hotel con almeno 3 stelle. Il gettito previsto potrebbe andare dai 10 ai 20 milioni di euro. Il presidente dell’Associazione Albergatori di Milano, Alberto Sangregorio, afferma che le entrate ottenute “andrebbero reinvestite nel sistema turistico”, che finora non c’è stato alcun contatto con il Comune. Aggiunge inoltre Sangregorio: “bisognerà vedere di che entità si tratta, mi auguro che rimanga un’ipotesi”. Anche l’assessore regionale al Turismo, Stefano Bolognini, ha affermato la sua contrarietà all’ipotesi, ricordando di essersi già opposto all’introduzione della tassa nel maggio 2010, quando la proposta era stata avanzata dall’assessore al bilancio della giunta Moratti, Giacomo Beretta.

Fondazione Fiera Milano e il turismo

17 giugno 2011 ·

Giampiero Cantoni

Presidente Fondazione Fiera Milano

 

 

Fondazione Fiera Milano, con la sua controllata Fiera Milano SpA, è senza dubbio un grande motore turistico, non solo per Milano e la Lombardia, ma per l’intero paese.

Considerando i dati sugli arrivi di turisti a Milano nel 2009 forniti dalla Provincia, la quota determinata dalle fiere e dai congressi che si tengono negli spazi di Fiera Milano SpA è del 24%; l’incidenza sulle presenze, vale a dire il numero di persone per il tempo che decidono di rimanere in città, è leggermente superiore (26%), a indicare che chi viene per incontri d’affari da noi rimane più tempo in città. Ma ancor più importante è il valore economico: sul totale delle spese di coloro che vengono in Lombardia per lavoro –ammontare stimato da Banca d’Italia – le spese turistiche attivate da espositori, visitatori e congressisti pesano per oltre il 60%.

Tali presenze valgono ancor più in termini di apertura culturale della città: grazie alle nostre attività arrivano nella metropoli persone da tutto il mondo, decisori e opinion leader che riportano nei loro paesi un’immagine che, come Fondazione Fiera Milano, cerchiamo di rendere quanto più possibile positiva e stimolante. Non solo, stiamo investendo per attrarre nuovi target di “turisti pregiati” sulla città. Con il nuovo Centro Congressi infatti avremo un ulteriore forte aumento dei flussi di delegati in città. Ai tradizionali arrivi di operatori economici legati al mondo delle imprese che espongono e visitano le fiere, aggiungeremo i flussi di scienziati, tecnici e professionisti legati ai mondi della medicina, farmaceutica, delle tecnologie innovative. Ma anche operatori della cultura e delle organizzazioni internazionali. Quindi già a partire dal 2011, Fondazione Fiera Milano con Fiera Milano Congressi qualificherà Milano non solo come città degli affari, ma sempre più come città di comunicazione scientifica, tecnica e culturale attraverso i congressi internazionali.

Fondazione Fiera Milano opera in rete con le istituzioni della città e le rappresentanze delle imprese. L’alleanza con il mondo delle imprese e delle loro associazioni ha fatto di Milano una delle sedi più importanti al mondo nel settore fieristico; l’alleanza con il mondo dell’Università e della cultura ci supporterà nel posizionarci ai vertici della graduatoria delle principali città congressuali.

A questo si aggiunga il ruolo che Fondazione Fiera Milano ha avuto nel conquistare la candidatura per Expo 2015 e per la sua realizzabilità, in termini di messa a disposizione delle aree,del suo know how ingegneristico, architettonico e di servizi che potrebbero essere, senza dubbio, utilizzati dalla Società Expo di gestione dell’evento. Fondazione Fiera Milano è pronta per lavorare insieme alle altre istituzioni della città per far avverare le stime ambiziose di flussi turistici previste dal dossier di candidatura.

Vorrei però raccomandare al sistema dei servizi di accoglienza della città di Milano di sostenere gli sforzi che molte istituzioni – Comune, Provincia, Camera di Commercio e Regione – stanno compiendo per posizionare Milano come città non solo di business ma anche d’arte e di cultura, città in cui studiare e perfezionare la propria specializzazione, città in cui si possono trovare servizi sanitari d’eccellenza. Noi siamo  convinti che quanto più la città saprà offrire servizi diversificati per pubblici nazionali e internazionali, tanto più ne beneficerà anche il core business di Fiera Milano. Nel breve periodo, questo permetterebbe – soprattutto ai gestori alberghieri – di destagionalizzare l’attività e quindi di praticare tariffe più competitive ai clienti business, espositori e visitatori della Fiera. Nel medio-lungo periodo, elevare l’immagine internazionale di Milano porterebbe grande beneficio anche alla nostra capacità di attrazione di espositori e visitatori, fiere e congressi: se un giovane verrà a studiare qui e si troverà bene, domani potrebbe scegliere di partecipare alle fiere qui prima che altrove; se un ricercatore perfezionerà qui le sue conoscenze domani potrebbe decidere di avviare una startup con colleghi lombardi e quindi potrebbe decidere di esporre le sue innovazioni da noi prima che altrove. Se sempre più persone avranno possibilità di passare un weekend di vacanza a Milano, sempre più persone avranno possibilità di venire in contatto con quello che succede in fiera, perché dall’Artigiano in Fiera, alla Fiera dei Cavalli, alla Fiera sulla Danza, in Fiera Milano abbiamo sempre più eventi aperti al pubblico. Tra chi decide di fare un city break a Milano potrebbero esserci influenzatori importanti anche per il nostro business.

Abbiamo però anche un importante ruolo nazionale: Fiera Milano organizza una delle maggiori fiere internazionali di turismo, senz’altro la fiera leader in Italia, BIT, una manifestazione che lo scorso anno ha celebrato il suo trentesimo compleanno. Alla BIT espongono tutti i territori italiani, insieme a decine e decine di paesi esteri, oltre a centinaia di operatori turistici privati nei vari comparti di questo importante settore, tour operator, vettori, alberghi, agenzie viaggi, ecc. Migliaia di compratori da tutto il mondo visitano la manifestazione e un nutritissimo pubblico di consumatori attenti fa incetta di informazioni e emozioni negli stand, premettendo all’offerta turistica italiana di fare affari, capire i nuovi trend di mercato, confrontarsi con il mondo. Difficile stimare l’effetto di BIT sul turismo italiano incoming e outgoing, ma siamo certi che non sia di poco conto.

Per concludere, direi che vi è grande sinergia tra fiere e turismo, si tratta di due sistemi che si intersecano e che possono creare un circolo virtuoso di sviluppo per i territori. Ma se nel caso di Milano e della Lombardia il nesso causale è dalle fiere al turismo, nel caso di BIT è dal turismo alla fiera.

Responsabilità e coraggio: soli strumenti per affrontare la realtà

17 giugno 2011 ·

Giorgio De Pascale

Responsabile progetto “Attività turistica e ricettiva” per Assolombarda

 

 

 

Fare sistema è una parola d’ordine, uno slogan o un ritornello? Se si pensa per un attimo a recenti iniziative quali la riorganizzazione di Enit, la promozione congiunta di Italia, Francia e Spagna e il nuovo codice del turismo, non si può non essere convinti che l’affermazione sia una indispensabile password senza la quale è impossibile accedere alla comprensione di un processo di sviluppo turistico. Ma come talvolta succede, dopo un attimo ci si rende conto che tra parola d’ordine e contesto non esiste un legame semantico diretto o sostanziale, seppure indiretto, quindi essa andrebbe rafforzata, per evitare di scivolare in una dimensione appartenente più alle psicosi di freudiana memoria che alla dimensione della realtà in cui si sia pronti a fare i conti con gli effettivi comportamenti. La riorganizzazione dell’Enit, lungi dal prevedere regole concordate di modalità della presenza di tutte le associazioni di categoria nel Consiglio, sembrerebbe presentarsi caratterizzata più da regole improntate ad affinità e collegamenti “culturali” che da obiettivi di efficace ruolo delle organizzazioni di settore. Ma allora fare sistema è puramente uno slogan?

La promozione di un superpacchetto trilaterale con i nostri maggiori concorrenti europei è un apprezzabile modo di fare sistema in una realtà sovranazionale, fondata su un preciso orientamento del Commissariato Industria e Turismo della UE nel quale, tuttavia, la nostra tecnostruttura dovrà confrontarsi in fase esecutiva con quelle più che agguerrite degli altri due partner. Quindi fare sistema potrebbe essere anche in questo caso solo un ritornello? Il processo di formazione del nuovo codice del turismo ha determinato per la prima volta coesione ed integrazione propositiva tra tutte le associazioni di settore, in funzione di tutela di legittime istanze e opportuni suggerimenti. Tuttavia esso sembra destinato a vedere la luce senza garanzie di recepimento di tali contributi, che per la loro natura trasversale potevano costituire il collante necessario per le necessarie garanzie di salvaguardia politica ad un iter parlamentare condiviso, indispensabile per una legge di sistema. Ma allora fare sistema è veramente una parola d’ordine?

La risposta a questi interrogativi non è, evidentemente, rintracciabile in una patologica caratteristica nazionale refrattaria a qualsiasi terapia che faccia giustificare ogni cosa, ma in una serie di condizioni di sistema rese ancora più rigide da una situazione socioeconomica la cui evoluzione positiva è realizzabile solo con la responsabilità nell’analisi delle situazioni e il coraggio nell’assumere nuove iniziative.

La responsabilità nell’analisi è quella che dovrebbe far riflettere prima di qualsiasi decisione relativa a eventi apparentemente indipendenti tra loro, ma in realtà capaci di sviluppare sinergie negative tali da contribuire ancora una volta a determinare il girare a vuoto del sistema. L’avvenuta introduzione della tassa di soggiorno nella Capitale e la sua prevista applicazione nelle città turistiche rappresentano, purtroppo, un esempio significativo di tale impasse di sistema. In quanto tassa di scopo essa – introdotta nella strumentazione concettuale della scienza delle finanze nazionali nel 2007 – trova la sua ragione di essere nella profonda crisi della finanza locale, le cui ricadute in termini di capacità di spesa si sono dimostrate sensibilmente rilevanti proprio per il mantenimento del patrimonio artistico in particolare e turistico in generale, entrambi di rilevante interesse per gli operatori del settore. A fronte di questo specifico presupposto le modalità della sua prima attuazione a Roma non potevano non determinare una giustificata levata di scudi, le cui motivazioni è difficile non comprendere. Che dire, infatti, della scelta di un momento di applicazione caratterizzata da una fase di ripresa ancora non consistente e a corrente alternata? Cosa pensare della determinazione dell’entità del tributo in misura assoluta (a seconda della categoria) e non percentuale, con conseguente effetto più penalizzante sull’elasticità della domanda dell’ hotellerie non di lusso? Come valutare l’introduzione a partire da una data fissa e non con un criterio di progressione, dimostrando di ignorare i processi temporali di largo anticipo attraverso i quali i grandi tour operator internazionali negoziano e fissano le condizioni contrattuali? Come non registrare lo snaturamento di questa tassa di scopo, stante la destinazione dei fondi raccolti non a specifici interventi d’interesse turistico, ma genericamente alle casse comunali? Le responsabili dichiarazioni d’intento per le future applicazioni della tassa di soggiorno nelle altre città turistiche, che escludono la sua destinazione a scopi non pertinenti con il turismo e la partecipazione degli operatori alla decisione per la destinazione degli introiti, lasciano sperare che il coraggio di guardare lontano possa prevalere, ma non riescono ancora a scacciare il rammarico per una partenza sbagliata! Che belle cose la responsabilità delle analisi e il coraggio delle decisioni: esse dovrebbero essere inscindibilmente legate, ma purtroppo non sempre è così. Spesso si riesce ad avere l’onestà intellettuale per non prescindere dalla prima, ma non la determinazione per avere il secondo. D’altronde, come diceva Don Abbondio se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare! e nel frattempo la barca va…

Tassa di soggiorno: via all’applicazione

17 giugno 2011 ·

È in arrivo un’estate di fuoco per il turismo italiano, più per le polemiche che per il clima piovoso. È scaduto infatti il termine fissato dal Governo per definire le nuove regole sulla tassa di soggiorno. Il decreto legge 23 del 14 Marzo prevedeva entro il 7 giugno la realizzazione di un vero e proprio regolamento attuativo; il mancato confronto tra istituzioni e operatori del settore rende però di fatto liberi i capoluoghi di provincia e i comuni classificati dalle Regioni come “turistici”  di applicare da oggi il balzello secondo criteri variabili da città a città. L’unico limite definito con chiarezza, sulla base del nuovo federalismo municipale, è che l’imposta non potrà superare i 5 euro, ma si prevedono problemi sia sul fronte della gradualità di imposizione della tassa (ovvero se la cifra massima sarà limitata o meno agli alberghi di lusso), sull’esclusione delle strutture extralberghiere come gli ostelli e sui suoi introiti. Le amministrazioni di Firenze e Venezia si sono dichiarate pronte ad applicare l’imposta già dal prossimo 1 Luglio.

Ponte del 2 Giugno: Bocca, “viatico per la stagione estiva. No alla tassa di soggiorno”

17 giugno 2011 ·

Apprezzamento per i numeri in crescita, ma anche critiche alla nuova tassa di soggiorno che i Comuni potranno applicare già dal prossimo 1 Luglio. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha commentato le previsioni sui flussi turistici per l’imminente ponte del 2 Giugno, dichiarando che questi dati positivi potrebbero essere “un viatico per l’imminente stagione estiva”. Secondo Bocca, però, proprio questi numeri in crescita (si prevede un aumento dell’ 11% nel giro di affari) potrebbero essere vanificati dall’imposta, che secondo il Presidente degli Albergatori italiani rischia di “creare in piena estate un incongruo aumento della tariffa finale”, oltre a introdurre un possibile “elemento distorsivo della concorrenza tra località limitrofe”.