Responsabilità e coraggio: soli strumenti per affrontare la realtà

17 Giugno 2011 ·

Giorgio De Pascale

Responsabile progetto “Attività turistica e ricettiva” per Assolombarda

 

 

 

Fare sistema è una parola d’ordine, uno slogan o un ritornello? Se si pensa per un attimo a recenti iniziative quali la riorganizzazione di Enit, la promozione congiunta di Italia, Francia e Spagna e il nuovo codice del turismo, non si può non essere convinti che l’affermazione sia una indispensabile password senza la quale è impossibile accedere alla comprensione di un processo di sviluppo turistico. Ma come talvolta succede, dopo un attimo ci si rende conto che tra parola d’ordine e contesto non esiste un legame semantico diretto o sostanziale, seppure indiretto, quindi essa andrebbe rafforzata, per evitare di scivolare in una dimensione appartenente più alle psicosi di freudiana memoria che alla dimensione della realtà in cui si sia pronti a fare i conti con gli effettivi comportamenti. La riorganizzazione dell’Enit, lungi dal prevedere regole concordate di modalità della presenza di tutte le associazioni di categoria nel Consiglio, sembrerebbe presentarsi caratterizzata più da regole improntate ad affinità e collegamenti “culturali” che da obiettivi di efficace ruolo delle organizzazioni di settore. Ma allora fare sistema è puramente uno slogan?

La promozione di un superpacchetto trilaterale con i nostri maggiori concorrenti europei è un apprezzabile modo di fare sistema in una realtà sovranazionale, fondata su un preciso orientamento del Commissariato Industria e Turismo della UE nel quale, tuttavia, la nostra tecnostruttura dovrà confrontarsi in fase esecutiva con quelle più che agguerrite degli altri due partner. Quindi fare sistema potrebbe essere anche in questo caso solo un ritornello? Il processo di formazione del nuovo codice del turismo ha determinato per la prima volta coesione ed integrazione propositiva tra tutte le associazioni di settore, in funzione di tutela di legittime istanze e opportuni suggerimenti. Tuttavia esso sembra destinato a vedere la luce senza garanzie di recepimento di tali contributi, che per la loro natura trasversale potevano costituire il collante necessario per le necessarie garanzie di salvaguardia politica ad un iter parlamentare condiviso, indispensabile per una legge di sistema. Ma allora fare sistema è veramente una parola d’ordine?

La risposta a questi interrogativi non è, evidentemente, rintracciabile in una patologica caratteristica nazionale refrattaria a qualsiasi terapia che faccia giustificare ogni cosa, ma in una serie di condizioni di sistema rese ancora più rigide da una situazione socioeconomica la cui evoluzione positiva è realizzabile solo con la responsabilità nell’analisi delle situazioni e il coraggio nell’assumere nuove iniziative.

La responsabilità nell’analisi è quella che dovrebbe far riflettere prima di qualsiasi decisione relativa a eventi apparentemente indipendenti tra loro, ma in realtà capaci di sviluppare sinergie negative tali da contribuire ancora una volta a determinare il girare a vuoto del sistema. L’avvenuta introduzione della tassa di soggiorno nella Capitale e la sua prevista applicazione nelle città turistiche rappresentano, purtroppo, un esempio significativo di tale impasse di sistema. In quanto tassa di scopo essa – introdotta nella strumentazione concettuale della scienza delle finanze nazionali nel 2007 – trova la sua ragione di essere nella profonda crisi della finanza locale, le cui ricadute in termini di capacità di spesa si sono dimostrate sensibilmente rilevanti proprio per il mantenimento del patrimonio artistico in particolare e turistico in generale, entrambi di rilevante interesse per gli operatori del settore. A fronte di questo specifico presupposto le modalità della sua prima attuazione a Roma non potevano non determinare una giustificata levata di scudi, le cui motivazioni è difficile non comprendere. Che dire, infatti, della scelta di un momento di applicazione caratterizzata da una fase di ripresa ancora non consistente e a corrente alternata? Cosa pensare della determinazione dell’entità del tributo in misura assoluta (a seconda della categoria) e non percentuale, con conseguente effetto più penalizzante sull’elasticità della domanda dell’ hotellerie non di lusso? Come valutare l’introduzione a partire da una data fissa e non con un criterio di progressione, dimostrando di ignorare i processi temporali di largo anticipo attraverso i quali i grandi tour operator internazionali negoziano e fissano le condizioni contrattuali? Come non registrare lo snaturamento di questa tassa di scopo, stante la destinazione dei fondi raccolti non a specifici interventi d’interesse turistico, ma genericamente alle casse comunali? Le responsabili dichiarazioni d’intento per le future applicazioni della tassa di soggiorno nelle altre città turistiche, che escludono la sua destinazione a scopi non pertinenti con il turismo e la partecipazione degli operatori alla decisione per la destinazione degli introiti, lasciano sperare che il coraggio di guardare lontano possa prevalere, ma non riescono ancora a scacciare il rammarico per una partenza sbagliata! Che belle cose la responsabilità delle analisi e il coraggio delle decisioni: esse dovrebbero essere inscindibilmente legate, ma purtroppo non sempre è così. Spesso si riesce ad avere l’onestà intellettuale per non prescindere dalla prima, ma non la determinazione per avere il secondo. D’altronde, come diceva Don Abbondio se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare! e nel frattempo la barca va…

“Il turismo e le nuove generazioni”: incontro a Milano

17 Giugno 2011 ·

Un pomeriggio di studi a cura di EBIT Milano. Il turismo è un “mestiere per giovani”, ma chi sono i giovani oggi? Prospettive, proposte in corso d’opera e problemi di difficile soluzione.

L’hotel Westin Palace di Milano ha ospitato lunedi 30 Maggio  “Il turismo e le nuove generazioni”, un convegno organizzato da EBIT Milano e dedicato all’analisi delle prospettive che il turismo offre nel 2011 ai giovani italiani. Ad aprire i lavori è stato il presidente di EBIT Milano, il dott. Giorgio De Pascale, che ha rimarcato tra l’altro l’importanza del welfare come strumento contro il precariato e la crisi. Punto centrale del convegno è stato l’intervento del prof. Francesco Di Cesare dell’Università Cà Foscari di Venezia, che ha presentato i risultati di un’indagine con cui EBIT dal 2010 confronta le aspettative delle aziende del settore e quelle dei giovani (studenti, neolaureati o impiegati sotto i 30 anni): richieste e visioni del futuro la cui analisi, nonostante una maggiore “salute” del comparto milanese rispetto alla media nazionale, fornisce risultati spesso contraddittori e segnati da una certa sfiducia nel settore turistico. Tra i temi discussi la riforma dell’istruzione alberghiera (legata a nuovi corsi triennali e regionali post-diploma alternativi all’università) e l’ipotesi che il turismo possa contribuire al rilancio dell’occupazione affidando ai giovani soprattutto servizi di “middle management” alberghiero e di ricevimento. Una tavola rotonda conclusiva ha evidenziato altri problemi non risolti,  come la successione generazionale nella gestione delle strutture a conduzione familiare, ma anche dati positivi come la prospettiva di 800 nuove aperture nella sola Milano nei prossimi due anni. Tante idee a diversi livelli di realizzazione e altrettanti problemi finanziari e politici che rendono il rilancio del settore un vero e proprio “work in progress”, dai tempi però sempre più lunghi.

Stefano Aicardi