Il Chrysler Building svenduto rinasce come hotel di lusso

22 Marzo 2019 

Lo storico grattacielo art déco è stato acquistato, a prezzo clamorosamente basso, da due nuove società immobiliari, fra cui quella del tycoon Aby Rosen, che ha in mente un albergo da sogno. Ma non mancano i problemi

È una delle icone più vivide di New York. Senza dubbio, insieme all’Empire State Building, il suo edificio storicamente più noto. Il Chrysler Building è l’affascinante grattacielo in stile art déco all’angolo fra la 42esima strada e la Lexington avenue, costruito per ospitare la sede dell’omonimo colosso automobilistico oggi sotto il controllo Fiat. Coi suoi 319 metri è stato il grattacielo più alto del mondo fra il 1930, momento del completamento, e l’anno quello seguente, quando venne superato dal più massiccio vicino della Quinta strada. Adesso alcuni dei suoi piani potrebbero trasformarsi in un hotel da sogno sul tetto della Grande Mela.

Una storia affascinante come il suo aspetto, quella del Chrysler Building che all’epoca della conclusione dei lavori superò la Tour Eiffel nell’elenco degli edifici più alti del mondo. Progettato più e più volte, a seconda delle pretese e delle continue richieste di modifica, dall’architetto William Van Halen, era originariamente noto come Reynolds Building dal nome del primo committente, il senatore William H. Reynolds fondatore del celebre luna park di Coney Island. Costruzione e proprietà passarono di mano nel 1928 a Walter P. Chrysler, alla ricerca di una sede per la casa automobilistica che aveva fondato appena tre anni prima. Fu lui a insistere per avere la cupola e la cuspide in acciaio inossidabile per come le vediamo oggi, con gli straordinari motivi decorativi che di giorno ammaliano per il richiamo di una metropoli ormai del tutto trasfigurata e di notte offrono uno spettacolo unico su tutto lo skyline.

L’edificio ha attraversato diverse peripezie proprietarie ed è sostanzialmente occupato da uffici. Anche se pare ci sia un dentista in uno degli ultimi piani e gran parte dei livelli più alti siano utilizzati come magazzini. Dal 2008 è stato di proprietà della Abu Dhabi Investment Council e della Tishman Speyer che lo hanno appena ceduto alla società immobiliari Rfr Holding del tycoon americano-tedesco Aby Rosen e all’austriaca Signa Holding per un quinto del prezzo dell’ultima cessione: 151 milioni di dollari, clamorosamente al di sotto degli 800 sborsati dall’Abu Dhabi Investment Council undici anni fa per il 90% della proprietà. Un affare ma mica tanto.

Proprio Rosen, secondo Bloomberg, avrebbe infatti intenzione di trasformarlo in un hotel. Almeno alcuni dei suoi 77 piani, con buona probabilità i più elevati e panoramici. Sarebbe uno fra i più “in quota” del mondo, sebbene non potrebbe detenere il primato: in vetta c’è infatti il Gevora di Dubai coi suoi 356 metri, che ha inaugurato lo scorso anno. Solo un metro in più del vicino JW Marriot Marquis. Ma un eventuale “Chrysler hotel” potrebbe agevolmente infilarsi sul podio dei record.

Ci vorranno però un sacco di soldi per farne qualunque cosa, che si tratti di un hotel da sogno o altro. Non è per esempio più adeguato e competitivo per ospitare uffici, considerando il faraonico progetto di sviluppo dell’area di Hudson Yards all’estremo versante Ovest della città, con edifici nuovi sotto ogni punto di vista: è la mini-città da 25 miliardi di dollari confinante con la Highline alla quale fa da porta d’ingresso l’emblematico The Vessel, il “nido d’api” in acciaio, bronzo e cemento con cuore italiano, o con i nuovi complessi del World Trade Center. E dunque ci vorranno almeno fra i 150 e i 250 milioni di dollari per riportarlo a nuova gloria e finanziare le ristrutturazioni del caso, dagli ingressi ai pavimenti.

Senza contare che l’edificio è incluso nell’elenco dei National Historic Landmark e per esempio la lobby è immutabile e che il terreno su cui svetta è di proprietà della Cooper Union, un’università privata di Manhattan, che ne ha alzato l’affitto da 7,75 a 32,5 milioni di dollari annui per salire a 41 nel 2028 e 55 nel 2038. Fra gli altri, salatissimi costi ci sono infine i 15 milioni all’anno per il funzionamento e la sua scarsa redditività in termini di affitti, 50 dollari a piede quadrato, meno della metà delle tariffe dalle parti di Hudson Yard. Tutto lascia intendere che sia solo l’inizio di un nuovo capitolo per la lunga storia del Chrysler Building.

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fonte: www.repubblica.it