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Turismo cimiteriale – una nicchia che ci vede eterni secondi

13 settembre 2018 

“Qui giace John Yeast – scusate se non mi alzo”. All’uscita di una chiesa di campagna dell’Hampshire, una lapide reca questa battuta di tipico humor anglosassone. Ogni anno un gran numero di curiosi va a vedere quella lapide avvolto da un atmosfera che mette subito in sintonia il visitatore con questa grande risorsa culturale dello spirito britannico. Un grave attacco necrofilo in diffusione epidemica? Piuttosto un abile uso del connubio marketing-interpretazione da prendere come esempio per l’autogestione dei beni culturali. Il turista ama le storie forti e coinvolgenti, le cerca. E le storie forti ci sono sempre, basta avere la competenza per offrirle al visitatore. Dalle tombe emergono vicende vere, di persone vere che furono: il console romano, il guerriero medioevale, l’eroina dell’amore romantico: quanti baci riceve ancora la statua di Ilaria del Carretto, e quante lacrime di fans raccoglie la tomba di Jim Morrison che, dopo il Louvre, Versailles, e la Tour Eiffel, è il quarto posto più visitato di Parigi? I cimiteri italiani di potenziale interesse turistico sono il 55,2% del totale europeo pari a 192 cimiteri ubicati nelle diverse regioni. Seguono la Spagna con 29 cimiteri, la Francia con 22 ed il Regno Unito con 20 cimiteri. L’Italia, oh perbaccolina, non sfrutta le proprie risorse turistiche “cimiteriali” e la Spagna la surclassa. E’ un peccato: le risorse turistiche in questo settore offrono spunti notevoli sia per il pregio architettonico sia per il patrimonio di storie ad esso legate.

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fonte: www.ildenaro.it